Il padrone al portone

Schermata 2017-12-26 alle 00.08.24

Photography Joseph Willis

Quando la casa è incustodita, e dentro v’entra
un ladro, il primo che si macchia è il pavimento.

Non c’è più posto per i passi, ed è tutto in frantumi,
e il più presto a smarrirsi è il candore del piede.

A seguire s’infrange il più fragile all’occhio,
e ogni singolo gesto diventa scomposto.

La porta incorrotta da azione di forza
è invece abusata da un passo consueto

che rende più saldo lo sguardo del ladro,
malcerto il padrone del mazzo di chiavi.

Violata e corrotta la nicchia del sogno,
nel sonno ha turbato la quiete del giorno.

Intriso in tremore d’umore notturno,
convulso ha mutato in terrore furtivo.

[Eppure, a pensarci, non c’è violazione,
soltanto qualcosa che stroppia l’incanto.

Scompone e ricuce con lena tardiva
un codice inciso, da notte e a matita]

Se manca da casa il padrone al portone
si intrufola dentro un silenzio tardivo,

che vìola, o ferisce, qualcuna o qualcuno.
Persino il chiarore in un gesto d’amore.

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