Due mele

L’innamorato m’innamoro.
Nella quiete è riposta la scompigliata
forma del furore, Orlando innamorato,
cosa sarà del tuo tormento quando sarà
tagliata in due la tua mela di luna, metafora infiammata,
del seno, del culetto, del desiderio e anche del morso?

Prendile fra le dita le due forme, che siano sopra e sotto,
e intorno lascia traccia di carezza, di pizzico, di strappo.
Rendi infinita la perfezione che hai trovato nell’origine
del corpo. Dilla a sfinire, scioglila con la lingua, intaccala
col temperino come faresti nella resistenza dell’albero di vite.

Raccogli nella rete quel baule che tenne segregata Danae
e accolse la tua pioggia, nonostante lo sapeste, entrambi, che
di sotto non piove mai a dirotto, piuttosto di fa umida nell’umido
la scia della marea. E le riporta, lei, sfiammata, pianta, generosa,
le pietre piccole, le smerigliate, le ridette, forme incallite dall’amore
erose. Stupenda e delicata morsa di passione sull’addome del mondo
che si comprime e poi respira. Parola innamorata, ti sia data
la durata, e venga il ritmo, resista il battito ed insista il tocco.

E ci stia tutto, dentro. Dentro quell’infinito, quel tranello,
quel gioco con il tempo. Sappia portare le pornografie, lo strascico
dei graffi, la morbidezza delle labbra a un’altra morbidezza, che si scopre
e si ricopre di un rossore differente. Schiavetta che quadripede ripassa
il pavimento, si faccia e sappia fare un nuovo gioco e prendere altra forma
e innamorare, ridare il tocco, ricominciare il  desiderio e china miagolare.

In gioco è il corpo che mi scopro, che ti scopro, che mi rimetto addosso
come un sapore nuovo, che m’incanta e mi ricanta, ed ha una voce così
bella, tolta l’asprezza e presa alle mie labbra quella dolcezza che non smette
d’infiammare, che scantona nel piccolo delirio degli amanti, incatenati al letto,
eppur capaci di ridire il nuovo, e in nuovo il nuovo, e ricoprire di carezze e di
squittio di muscoli e membrane le ninfee che fanno il mare rosso e i cuori
denutriti nuovi luoghi di legami. Lègami, fra le mura, come Almodòvar,
ed Eloisa al suo Abelardo in fin di vita, a continuare a respirare nello
stretto, nel cunicolo di Bosh, che porta in Paradiso.

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