Rossa (la rimembranza)

Rossa, la snella, la roca, la svestita,
tinta di bocca in bocca come una mela
malnutrita, salta di un rigo sempre,
si scioglie come cera, trasforma il rivolo
di fuoco in seme bianco che si rimembra
a luce di candela. Infibulata, al peircing
del piacere, nasconde la lucente perla rosa
fra corolle di camelie. Sanguina, porta
riga sulla pelle, e uncini appesi al cuore,
sconfessa ogni parola che ricami e trova
l’incavo del senso nel pudore del dolore.
Lei s’incammina, avanza, resta, porta attesa,
si sfila l’anima e la veste al corpo tesa, stesa nel
verso che l’arrende a vite appena spese. Non ha
nessuna forma di vertice o appendice, vuol
esser solo sculacciata da una pioggia. E poi
leccarsi le due tese forme tonde [le rosse sue
ferite preferite], sfiorito sacrificio in cima al monte.

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