Se la cronaca nera ti arriva un mattino
e non solo i tuoi gatti e quegli altri,
di quartiere e di casa, lo dicono forte
che è morta una donna per mano consorte,
e lo sai e la vedi e la pensi, negli occhi stravolti,
di una madre che cade, prima lei, poi il telefono
e poi le sue grida contorte, il suo cuore che duole,
e se duole e poi poco.

Se la cronaca nera si fa strada un mattino
fra il giornale che leggi, tuo marito e il caffè a fare scudo,
con due occhi un po’ tondi, una voce un po’ acuta,
una bella ragazza che non sa dirsi muta, e la vedi
la senti, ne ricordi l’odore, nella casa che ha dato
alla gioia ragazza dimore, tu ti chiedi perché se ripassi
in quartiere, di lei nulla ti dica nessuno. Perché sola
portava il suo corpo e il suo nome tra gli incontri
che non fanno persone perbene. E ti sale una
rabbia, un desiderio perverso, di scavare il silenzio
e ridarle quel fiato che a pugni le hanno tolto di petto.

Ma si fiata pochino, su questioni d’onore, come fosse,
esser donna, questione di carne e di odore. E poi prendi
in cucina la tazzina bluette, che è rimasta nascosta
fra le cose migrate nella casa di adesso, con te. Quasi
quasi prepari un caffè per la bionda svampita
che hai incrociato per anni, nei cinema intorno
e alla certa fermata. Che separa la casa di oggi da quella
di allora. Ed in forno ci metti la teglia del nonno, quella
enorme a scaldare il suo vuoto, che non ha per contorno
due parole d’amore .

 

(dirtyinbirdland fra i brusii di 8 marzoline)

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