decostruzione di ogni poetica


Due anni di silenzio sono la necessaria

misura del tempo, trattenimento, inciampo.

Le costruzioni non reggono più, hanno le

braccia stanche. Posate a lato, indisturbate.

Potrei passare ore ed ore al cinema, nelle

periferie dove si amano le città morte e si

trastullano le ore, passo per passo, e l’indolenza

dei minuti, estivi, inconsistenti sfinimenti

si scolora, come la mano al vetro, quando

il vapore d’acqua trae in inganno, come se infine

fosse inverno, e invece è solitudine in affanno.

(ZenZéro, Memoriale odierno)

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Un pensiero su “decostruzione di ogni poetica

  1. godibilmente quasibeffarda la piroetta in rima inganno/affanno, dopo i due anni di silenzio e la decostruzione del resto.
    chissà, magari l’appannarsi del vetro è il necessario prezzo da pagare – pay the *bill* – per l’indolenza legata all’amo (le città morte)…

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