Il quartiere è aspro

Ho bisogno di te, Cassel. Il quartiere è aspro, di sole e controvoglia. Case che si vuotano come cassetti, le sommatorie dismesse delle intuizioni d’inverno. Ho bisogno di te, del tuo sesso morbido nella disfatta del pomeriggio, di quella solitudine che poi neppure smania. Si adagia, si veste d’ombra. La tua esistenza testimonia di qualcosa che giustifica. Un bozzolo di programmatico silenzio che si fa dichiarazione, resistenza. Non hai lavoro, Cassel, forse qualcosa di salutario, o forse fai come quei poliziotti, quelli che Jean Reno, quelli che hanno il distretto. Io mi ti vedo scorrere come quel film da un isolato all’altro, e mi emoziona come porti la tua rivalsa sopra il niente, messa un po’ ripiegata nei pantaloni, qualcosa che ti tocca. Ho bisogno di te, Cassel. Che tu mi prenda e che tu mi porti e che tu mi renda– come possiamo dirlo? Un po’ felice? Un po’ dimentica? Un tantinello meno assordata dalla confusa insonnia del mattino? Son state aperte le persiane. Mentre pensavo che dormivo. E che dormivi. Son state aperte e si è fatto chiasso. Un chiasso che è insopportabile. Un rumore assordante. Un clamore inaudito. Una serie immensa infinita e insopprimibile di ah, e di oh, e di ma… ma io vengo da te, mi sa, Cassel. Io busso alla tua porta sempre aperta perché non ci sono risorse da buttar via per porte, dalle tue parti, ché tanto lo sai, e lo sa, e lo so, che le porte son fatte d’altro, chiuse d’altro, ferme d’altro. Sparano nel quartier, Cassel. E gli arrondissement qui da queste parti non li fanno. Qui fanno prati sterrati, campi per nomadismi, infittimenti di edilizia senza cuore, e toppe che sono ai corpi, senza né chiavi né parvenza di cancelli. Non si cancella niente. Quella parola mi parla di rossori, di tremori, di freddi inverni e di violini anch’essi senza chiavi. E come è che si chiude, il cuore? Forse con quella chiave tutta liscia, tutta tonda, che puoi giocarci, e puoi usarla e poi riutilizzarla, e  anche lasciarla stare, un po’ in disparte, mentre lavorano le ore.

(ZenZéro, op.cit., pag. 23)

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Un pensiero su “Il quartiere è aspro

  1. il tuo Cassel mi fa pensare all’amico immaginario dell’infanzia (che del tutto immaginario non era mai, partiva sempre da qualcosa di reale, una lettura, un gioco, un film) qui rivisitato in chiave adulta e sessuale. Bel brano di scrittura su cui aleggia lo sperdimento dell’estate in città. ml

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