La distanza

Venti gocce e venti giorni

e ancora venti che non spostano foglia,

che non muovono spoglia.

 

Li arresta ancora la terra

che non dice pane al pane

che non porta vivo al vivo.

 

Si disfano gli affanni come

si rigonfiano le nuvole 

per quel vano pianto

che non porta mondo al mondo.

Non nasci, non rinasci, né mi lasci stare.

 

E non mi lasciano da sola le parole,

né mi tengono in piedi

le pietre ruvide che ho tolto

ad ogni costruzione. 

 

Decostruita,

forse smembrata, divorata.

Dalla pioggia che sono.

Dall’umido che sei.

 

Nel secco della gola,

non vive eco di vita.

 

Mia vita.

Mio indelebile tratto

di ruvida matita.

 

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2 pensieri su “La distanza

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