Euridice

(photo by Joanna Pallaris)

E se prendessi fiato e fiato dessi
e riprendessi in mano i vetri che non
hai osato infrangere ed hai franto
se ne facessi quel mosaico che mi acceca
se lo penso se lo sento se lo tento

E se provassi a unire lo scontorno
dei contorni lo scontro delle fronti
fronte a fronte come due
fronte retro come gli impossibili
se unissi e ricucissi
e non sentissi che il buco
dove l’ago non trattiene

Se avessi quella nota che non stona
al margine con la matita perché lo sai
che la matita dura meglio dell’inchiostro
sa sfinire sa sbavare sa farsi
lieve o fosca e pure un po’ imbiancare
come la neve grigia se la vedi che
ricade in alto mare, sotto quel funerale
che sanno essere le nubi all’orizzonte

Il raggio verde mi fa orrore
voglio tutti i colori che si potrebbero
virare sopra il tempo che non scolori il verno
che mi abiti l’inferno per fare sempre
il verso a te, Euridice, voltarmi anch’io,
che venga un terzo tutti e due a salvare
e sappia non voltarsi. Non amarsi.

(da: “la piccola veglia“, 2012)

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