Diarietti fra Proust e Celan

lind.cattleya.chocoensis

Fare poesia è come far cattleya.

In due di uno

si prova e si ritenta.

Si riluce e si scontenta.

Un fare esasperato,

intenso, matto,

inconcludente.

Oppure un attimo

che strazia l’esistente.

E ci fa dentro un fatuo fuocherello,

che libera, e scompone, e fa

brillare [come mina]

l’io che resiste al fiore che

nel nulla s’incammina.

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