il sogno di Bèatrice

(FRANCESCA WOODMAN  UNTITLED, NEW YORK, 1980-1981)
(FRANCESCA WOODMAN
UNTITLED, NEW YORK, 1980-1981)

**

Lo sai che sogno spesso, Cassel. Il sogno si deposita sotto il mio  corpo a notte e lo solleva in sospensione. Il sogno prende l’orma del mio corpo, si accomoda in tutto quello che la pelle può tenere in epidermide e comincia a lavorare con me. E quel sogno cominciava così:

“era la sera di Natale, la tavola imbandita in sala luccicava di candele. L’abete era ordinato nel suo rosso e nel suo verde, e a tavola sedeva intera la famiglia, i vivi accanto ai morti, che erano ancora vivi e festeggiavano. Mentre la cena procedeva, io mi accorgevo che qualcuno era ospitato nella stanza del bambino. L’ospite  amico, per anni e per fattezze consumato dalla febbre,come lo è Freud nel bel ritratto stanco che si trova a Londra e che occhieggia dalla scala delle camere da letto, occhieggiava sulla porta in attesa che col termometro sentissi la sua febbre. Che era alta, ne ero certa. Io mi accorgevo che davvero l’amico era malato, come scavato fino a sembrare una figura che Giacometti avrebbe amato. Visto lo stato di salute che non poco mi agitava, dopo avererne sentito il tepore che eccessivo  passava dalla sua bocca alle mie labbra, io lo invitavo a coricarsi nel lettino del bambino, e lui si rannicchiava, spalle al muro, sotto la coltre e le lenzuola. Come a cercare di attutire quel malessere febbrile che [lo sentivo] stava minando la ragione del mio ospite, come la febbre alta toglie il senno nella notte, quando sale, mi distendevo sotto la coperta accanto al corpo, anch’io fetale ma di spalle. E giacevamo nella febbre, una nell’incavo dell’altro, con le mani portate al sesso all’altro senza nessuna forma di erotismo, come se invece si trattasse di un modo per nutrire, per far passare vita, toccando il centro vivo all’altro.  Come se quel contatto fosse non una ricerca ma un modo per sopravvivere al disastro”.

Che cosa sia il sogno, Cassel, davvero non so dirlo. Forse la predizione di un compito, la dedizione ad un inciampo del giorno, il residuale sbrilluccico dell’occhio alle macerie. Il volto vero del sesso, come se il sesso avesse voce e fosse l’antierotico che incastra il corpo nel corpo dove il corpo è per forza cosa e assente, pesante e gravido d’ingombro. Nessuna cosa è più intima che il racconto di un sogno ma senza il sognatore, la sindone del doppio che esercitiamo in ogni giorno che siamo, che viviamo. L’opera muta che tuona nel teatro, dopo che il pazzo ha fibrillato, un lampo di creato.

Annunci

2 pensieri su “il sogno di Bèatrice

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...