Due reduci

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(play the song by Vincent Delerm)

Lo incrociava spesso al crocevia della notte
e con lui diceva, con un cenno appena,
le infinite notti che non portavano stelle
e quegli astri storti, che lo sapevano il divenire.

Con lui diceva di donne e sponde, quando
il lume taceva e li stordiva il giorno,
di quei piedi piccoli che senza rimorso
crepuscolari fingevano palafitte all’aurora.

In leggere incursioni fra polveriere e fucili,
si imbattevano spesso dove c’era il corpo,
e nessuno dei due ne sapeva parlare.
Era quello il silenzio prestato all’amore.

Si impastavano spesso di more e di ortiche
dove solo i ruscelli sanno andare al pantano
e nessuno dei due sorrideva di troppo
perché il troppo li stroppia e la notte li invoglia.

Sono stati per ore a ripetersi e dirsi
a toccare dell’erba solo in punta di dita,
non importa a nessuno che si siano saputi,
nel cespuglio non so se per lacrime o fratte,

nascosti, perduti, come solo i bambini
sanno dire le storie dei loro aguzzini.
Un po’ in sogno, un po’ svegli,  ed appena vicini,
con negli occhi feriti quel tremore di pini.

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