L’anello di Béatrice

Béatrice, Béatrice– Ma dove ti rintani?
Voglio venire a rimestare nel tuo umore,
farmi piovere addosso ogni scontento,
sfinirmi dove tu cominci a dire, a far lamento.

E duro, mia Béatrice. Questo mio tempo che
mormora divento, un brusio di mancanze,
un culmine d’intenti, un brusco cedimento che
rinsalda al pavimento. Siamo mischiati, Béatrice,

a un solo movimento.  Spòsati alla parete, dille alla
cieca le parole che mi invento. Nessuna basta,
nessuna nuoce, nessuna implora, son tutte rotte
come le lacrime che ingoia la tua gola. Ti faccio male,

Béatrice? Qui dentro non c’è conta. Faccio lo sconto
a tutto il niente che riporta, ti faccio bene, ti faccio
perbenino. Piango per il tuo immaginario che mi
richiama l’assassino.  Ma siamo fatti, e  tutti e due,

per consumar frantumi. Vederci in luce fitta che
ci scorre dentro a fiumi. Che ci trafigge gli occhi, che
ci rilascia come sassi. In vetro, ma levigati e incastonati.

Inanellati a un organo che suona, a voce sola,
il mondo che bisbiglia e che dolora.

*le immagini sono da clairestreetart.com
e da Clairestreet interview

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