La mattina di domenica

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A Roma, la mattina di domenica,

puoi sospettare il fiume che si scioglie

come due trecce di ragazza a fior di spalla,

la passeggiata che si impiglia in villa

al cardellino schiuso nel cespuglio.

Le dune, sconce all’alba, dove

spaventa il mare e trema il nervo,

le luci di fontana quando inverso

si leva il sole come falda dal cappello.

E quel torpore, di ore piccole e segrete,

al fresco di persiane che proteggono

ed adombrano il tuo sesso. E se riposa

la gelosia le strugge e le confonde,

si fanno aperte e lasciano che al tocco

il sole baci con tre raggi il sonno.

 

Se t’amo tardo a riposare,

dice quel piccolo guaito di giuntura.

Mi schiudo e mi ti illumino, ti sveglio

e lascio che la luce dia misura

al sonno e al senno.

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