L’uomo e la donna ne avevan dato bisbiglio

(photo by frederic martin duchamp)
(photo by frederic martin duchamp)

I due non si abbracciavano da tempo, per la sola estenuante mancanza di un tempo tutto dedito a loro. Quel primo pomeriggio, approfittando di una solitaria e densa solitudine appena stretta fra un’uscita e un rientro, si erano presi d’improvviso sul letto tiepido che testimoniava ancora il mattino. Abbandonandosi entrambi, come era loro predetto dai giorni migliori, dai soli caldi e dalle notti incerte, fra la durata e la sconfitta della pienezza di luna, all’intrusione fantastica di un terzo amante al loro abbraccio.

 

Era stato quindi, in quel pomeriggio d’estate, un secondo uomo (a entrambi noto per una casuale frequentazione del giorno) a unirsi a loro, inconsapevole, per via di immagini, e di racconti e di parole. Nell’imprevisto trambusto e piccolo furore di quell’abbraccio inatteso. E il terzo amante era stato, indubbiamente, benevolo; del tutto incline a entrare lesto fra i corpi, assecondando le fantasie sempre più dense, ed umide e tortuose, ed i respiri che si infittivano alla salita del battito. Potremmo dire, senza il più piccolo errore, che il terzo e il suo habitat, e il suo modo e il suo corpo, si erano prestati inconsapevoli a dare senso, ora guidati dal movimento dell’uomo, ora dal richiamo del mugolio confuso della donna, al desiderio, allo scenario e al compimento di un intensissimo atto d’amore.

 

Il mattino del giorno seguente, dopo che il pomeriggio tardo, la sera e pure la notte erano passati a dir d’altro, l’uomo aveva incrociato, ben prima della donna, il terzo preso in mezzo, e i due si erano sorrisi, come se qualcosa il terzo ignaro per misterioso incanto sapesse. L’uomo e la donna ne avevan dato bisbiglio, solo fra loro, la sera stessa, appena prima di addormentarsi.

 

Poi qualche giorno, di fatto, era passato, e la donna sola, nel suo riposo al meriggio, si era distesa al sogno. E sognando e dormendo, come dormono le ragazzine fiorite di camelie, aveva fatto questo: si era portata in corpo al riparo di un’auto, da qualcosa che in forma onirica era stata di certo ben lesta a sfuggire. E mentre l’auto la accoglieva sul sedile posteriore, il terzo uomo, quello del sogno diurno, di quell’abbraccio di pelle e senso, e mani e corpi attratti, si era disteso sui due sedili (del guidatore e al suo fianco), imbracciando con cura, e ben desta attenzione, un lungo fucile. Mirando fuori e scrutando. Che l’arma fosse un simbolo potrebbe non sfuggire, ma i simboli dei sogni sono assai meno onesti. E ancor oggi, la donna si chiede cosa fosse a proteggere il terzo incantato. Lei pensa sia forse il pomeriggio rubato.

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