Temporali

(Photo by Nina Robinson)
(Photo by Nina Robinson)

Mia madre, la mattina, era bellissima.
Si alzava presta come fa al vento un temporale,
sgombrava il letto dai sogni a notte prima.
e rassettava gli occhi, come si fa con la cucina.

Mia madre, nel mattino, ch’io non c’ero,
si rivestiva dei suoi colori da ragazza. E, forse pure,
se ne ristava a far l’amore. Col babbo ed erano
com’erano quand’erano, e ancora io non ero.

Poi c’era, quel colore di– tramonto, che la rapiva,
e la scuoteva tutta. E a volte ci pioveva giù dal vetro,
perché non li reggeva, lei, quei bui rossastri. Se ne ristava,
tutta zitta e rotta, rincantucciata all’angolo dei torti.

Poi rinasceva, a cena, un po’ per volta. Metteva la pellicola
al contorto, sbrilluccicava dentro ai film di notte, come una
diva o un’attricetta bocca storta. Si dondolava, spalla a spalla,
sul suo amore. Rubavano, dal mondo, un fiore a cuore.

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