Letterina


Del Natale ho paura da quand’ero pischella. Ché devo essere stata la renna sfrenata del babbo. Perché ho visto, passando, le cose accadere, cose oniriche e colme, e non sempre sonanti.

A Natale ci ho perso mio padre. Per stupore ricolmo e dolore, si chiamava Nicola. Eravamo rimasti, io e lui, senza lettere da dare e mandare.

Il Natale è quel grido che sa di budello, che arriva alle case e si soffia, come un vento che duole e mi scuote tutt’ora, se l’ascolto e li lascio passare. Con le loro zampogne strapiene di fiato, fra monete ed un sorso di pianto.

Dio che vieni bambino, rimboccami un po’ le coperte, fa spazio alla quiete del sogno che ha sonno. Dammi piano la mano, e miracola, riluci e conforta.

E se puoi, poi mi scrivi un biglietto? Con su scritto, ma a mano: io ti amo, bambina.

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