Interiors

C’è questa tua paura piccolina

Che si fa grande e incontinente

Una paura asperger, che non ammette

Intorno. Un buco, un ditalino stolto,

Come un latrato a cui risponde un morso.

Una bellezza che si prende sola, si

intromette. Inganna e incombe, sperde.

E poi c’è questa gatta che si strugge.

Fende la notte, brulica di erbette,

mordicchia i lobi, fa specchi di boccacce.

Così diafana e ridente, la voce roca è rotta,

Si arrota intorno al dente piccolo, riflette.

Cattura sgarbi e cura teste rotte tra gambette.

Mi manca l’eleganza dei suoi

Rothko, quel terzo che rammenda il verso,

quando lo stringo al polso lo divelgo.

Mi tremano persino i lavandini, se vado

oltre lo specchio e mi rannicchio, perché mi

tocchi il mondo tramando in un tranello.

Ritorna mondo, intero, e struggimi il

cervello. Rendi le fontanelle opera di

dita, che piccoline e maschie si macchino

di colpe per gemelle.

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